17) Rimozione protetta

[nivo source=”current-post” ]La rimozione con protocollo di alta protezione delle otturazioni in amalgama rappresenta il “cuore”, la fase terapeutica principale nel processo di disintossicazione e paradossalmente può essere il momento di maggior pericolo proprio per un’intossicazione da mercurio. L’incauto approccio a un amalgama (per il fresaggio e il conseguente sviluppo di calore) può determinare liberazione di grandi quantità di vapori di mercurio: basti pensare che l’emissione di mercurio da un numero medio di amalgami è stato stimata dall’OMS in circa 10 microgrammi/die e nel caso di una non corretta rimozione può liberarne livelli fino a 1000 volte superiori. E’ necessario quindi procedere con estrema cautela alla rimozione, riducendo al minimo il contatto della fresa con l’otturazione, momento il più critico per l’emissione dei vapori di mercurio: tale attenzione è doverosa anche nei confronti degli operatori odontoiatrici, cronicamente esposti a tale pericolo di intossicazione, oltrechè dei pazienti, soprattutto per quelli che presentano patologie riferibili al mercurio su base allergica e immunologica, situazioni in cui la reattività non è dose-dipendente.

La rimozione in regime di protezione si basa concettualmente sull’evitamento, il più possibile, del rilascio di vapori di mercurio e ciò si può ottenere con il tentativo di enucleazione completa dell’otturazione, senza che essa venga toccata o con il minimo numero possibile di passaggi della fresa sull’amalgama. Il protocollo di sicurezza prevede un rigido codice di comportamento clinico (previa preparazione del paziente con integrazione e con drenaggio omotossicologico e fitoterapico, oltrechè eventuale assunzione, subito prima e dopo la rimozione, di cialde di carbone attivo): 1.utilizzo di fresa a fessura lamellare in carbonio di tungsteno, per un taglio netto e non abrasivo; 2.moltiplicatore ad anello rosso con ridotto numero di giri ma alto torque; 3.alto grado di raffreddamento con spruzzo multigetto dal manipolo ed eventualmente dalla siringa acqua-aria; 4.utilizzo della diga di gomma: l’isolamento del dente con un foglio di polimero plastico (preferibile al lattice in quanto più impermeabile al mercurio) consente, oltrechè una perfetta visuale, la garanzia di contenimento del materiale asportato dal dente, compresi eventuali frammenti di amalgama;

5.impiego della cosidetta “diga liquida”: materiale fluido che viene inserito sul telo di gomma intorno al dente da trattare, nella fessura che può residuare a livello del foro nel foglio teso della diga. Tale materiale viene polimerizzato e ciò determina un sigillo plastico nella soluzione di continuità , e punto di alta criticità , fra dente e diga; 6.altissimo livello di aspirazione chirurgica forzata direttamente sul dente : ciò si ottiene con l’utilizzo di cannule monouso a bocca larga o di aspiratori dedicati tipo clean-up. A completamento di ciò si utilizza l’aspirazione al di sotto della diga nella zona sottoposta a trattamento; 7.utilizzo di un sistema di aspirazione ad alta portata periorale, collegato a un potente motore aspirante esterno, deputato esclusivamente all’aspirazione degli eventuali fumi emessi, nell’ipotesi sia necessario il contatto con l’amalgama. Questo sistema esclusivo consente contemporaneamente di tendere la diga e di garantire l’efficienza aspirante in tutta l’area che circonda la zona di lavoro; 8.protezione ulteriore del paziente con maschera su naso e occhi, eventualmente con uso di aria non contaminata e, solo nei casi di emergenza o ad altissimo rischio, di ossigeno. Fondamentale la protezione, con maschera dotata di filtri dedicati specifici per il mercurio, del dentista e, se presente dell’assistente alla poltrona; 9.taglio “circonferenziale” intorno all’amalgama con minimo, indispensabile sacrificio di tessuto dentale: lo svasamento effettuato in questa maniera (che asporta il cuneo di ritenzione meccanica del manufatto) consente il disincastonamento dell’amalgama e anticipa la futura preparazione per la ricostruzione del dente con composito o intarsio; 10.l’estrazione del blocco di amalgama così preparato e isolato nel dente, viene effettuata con una cauta azione meccanica di leva, attraverso escavatori o mini-leve dedicate, affinchè non vengano lesionate le pareti residue del dente; 11.pulizia accurata della sede in cui collocare l’otturazione in modo da asportare il più possibile il tessuto dentale impregnato dal mercurio. Si può rifinire poi la cavità nel modo più adeguato per la successiva riabilitazione conservativa o protesica; 12.applicazione di una medicazione intercettiva neutra che consenta di differire nel tempo la preparazione definitiva del dente, in modo da evitare ulteriore stress al dente e all’organismo stesso, anche attraverso l’eccessivo riscaldamento determinato dalle manovre cliniche e dall’uso della lampada polimerizzatrice; 13.il blocco di amalgama asportato viene indirizzato (solo la prima volta) all’inversione frequenziale per poi essere avviato verso il percorso controllato di smaltimento, “finalmente e solo ora” sotto forma di rifiuto tossico-nocivo, con tutte le attenzioni e precauzioni ritenute fino all’asportazione inutili, soprattutto quando l’amalgama di mercurio era inserita nella bocca del paziente ed era considerata, incomprensibilmente, inerte e biochimicamente stabile.

Le rimozioni vanno effettuate una al mese al fine di non sottoporre l’organismo, specialmente se debilitato, a stress pesanti dal punto di vista tossicologico e per dare modo al sistema immunitario di ripristinare i propri livelli di difesa